Ritorno da Big Bounce_parte 07

I due si inoltrano nell’oasi, che si presenta piuttosto ampia, e dopo averla esplorata un po’, si siedono e pian piano cominciano a conversare.

Orazio: “Ogni tanto mi viene in mente che qualche tempo fa (…sì, ma quando?) eravamo seduti al tavolo del bar “Rainbow” a raccontarci le nostre vicende quotidiane…già…mi sembra un secolo fa…”

Romeo: “Infatti… è vero…non ci penso da un po’, ma hai ragione…è che il tempo, in realtà, non è uno, ma una molteplicità…ci sono al mondo tanti tempi diversi quante sono le creature viventi…e non solo, ma ognuna di queste creature viventi, vive essa stessa in tanti tempi diversi…inoltre, nell’universo, stando a ciò che dice la scienza, il tempo e lo spazio non esistono separatamente, ma coabitano in un’unica entità, che chiamiamo spazio-tempo…”

Orazio: “Già, Einstein…”

Romeo: “Sì, lui per primo, e poi molti altri…”

Orazio: (silenzio) “…senti, Romeo, è da un po’ di tempo che te lo volevo chiedere…è da tanto che vivi senza una compagna…non ti senti mai…

Romeo (cogliendo l’imbarazzo dell’amico): ”…mai….Solo, vuoi dire?”

Orazio (rassicurato): “Sì…solo”

Romeo: “Certo Orazio, certo!”

Orazio (incuriosito): “Eh…(esita) non è che…sì, insomma, non cerchi una nuova compagna?”

Romeo (sorride..): “Ma tu ben sai, che le mie storie precedenti sono andate come sono andate…cosa vuoi…a dirti il vero, non so più se, e come, cercare…non lo so proprio…”

Orazio: “…Vuoi dire che non ne hai più voglia?”

Romeo: “Il desiderio è intermittente, Orazio, come le altre passioni, la rabbia, la paura, l’angoscia, la gioia…no, non è questo…vedi, non so come spiegarti…dovrei pensare, forse, a quando ero bambino…quando ero bambino vedevo subito ciò che mi interessava…questo non vuol dire però che ottenevo automaticamente ciò che desideravo, no…molte volte, anzi soffrivo, perché sapevo che non potevo avere ciò che desideravo…è un equilibrio magico, l’amore tra due creature…bisogna che molte condizioni si verifichino nello stesso tempo…difficile, e raro, come quando vediamo un’eclissi nel cielo…e quando succede, se succede, è meraviglioso…ma se si può prevedere un’eclissi esattamente quando si verificherà, non si può dire altrettanto per un incontro tra due persone che si innamorino…”

Orazio (pensoso): “…Già, proprio così…è proprio vero, se penso a come ci siamo incontrati io e Clara…è stata proprio una magia!”

Romeo: “Vedi? La magia del caso…che penso governi tutte le nostre vite, chi più, chi meno…”

Orazio: (guardando Romeo con fare leggermente divertito) “Eh ma, il caso va aiutato un po’, no?”

Romeo (serio, ma non completamente): “Dici? Può darsi, può darsi…”

Una luna piena sorprendentemente grande si manifesta in uno straordinario cielo stellato, nel silenzio più profondo; i due si addormentano. 

Una porta si apre. Non si capisce dove siamo.

Oltrepassata la porta, si accede a un cortiletto, dal quale si vedono nelle quattro direzioni dei punti cardinali quattro pareti a più piani con varie porte, alcune aperte, altre chiuse.

Ci si trova a tutti gli effetti all’interno di un chiostro. Qui si vedono varie siepi e un roseto, che in parte sale fino a una delle pareti con le porte.

Da una porta al terzo piano esce una strana creatura che ride, continuamente, in modo esagerato, assordante.

Da un’altra parte esce una donna matura, dalle forme rotondeggianti, quasi nuda se non fosse per un paio di mutandine, che si toglie quasi con svogliatezza e appende a un filo davanti al balconcino che si apre sul chiostro.

Ecco che da un’altra porta, a un altro piano esce un gatto enorme, sulle due zampe posteriori e insieme a lui un’altra creatura diabolica, aiutante del diavolo.

Da un’altra ancora una giovane donna, bella e sorridente, suona dolcemente l’arpa. Poi da un’altra si vede un soldato tedesco, Woyzeck, che mangia piselli, con un’espressione assorta e assente.

Un mago felliniano compie con la sua bacchetta magica dei movimenti simili a un direttore d’orchestra e da un’altra parte, coordinati con i gesti del direttore, quattro ragazzi danzano dolcemente, sospesi.

In questo accumulo di apparizioni, i rumori e le sonorità musicali si sommano progressivamente fino a formare un’accozzaglia cacofonica dal volume crescente. Ad un certo punto tutto si confonde e si moltiplica, ma poi un bambino dagli occhi profondi e attenti che non si sa da dove sia arrivato estrae un “flauto magico” dall’interno della sua giacca di musico, e tutte le presenze all’interno del chiostro cominciano a seguire e ad abbellire l’aria suonata dal bambino.

Anche le rose cominciano a proliferare e a crescere sempre di più, alcune cambiano anche di colore, ma all’improvviso si sente un grido di orrore, che squarcia l’armonia del momento. Un altro bambino giace a terra con un coltello sul petto. Un uomo con un sacco di cartone al posto della testa e una terribile espressione dipinta con due buchi al posto degli occhi è ammanettato da due poliziotti, che lo gettano nel pozzo che ora sorge all’interno del chiostro, e dove si chiudono delle sbarre.

Da una porta aperta scende una donna matura, in pianto, che si avvia verso il pozzo, gridando “Il mio bambino! Il mio bambino!” “Cosa sei diventato? Come hai potuto?”.

La donna porta i capelli ricci verdi e ha due enormi occhiali viola, che le rendono una creatura tra l’enigmatico e il patetico.

Poi, come a teatro, le luci che splendevano sul percorso della donna verso il pozzo si spengono, e non si percepisce più nulla.

Da uno spiraglio di luce che diventa poco a poco più intenso, si intravedono gli ospiti del ristorante (dove avevano abbondantemente mangiato Romeo e Orazio) che guardano verso di noi, come in una specie di sospensione.

A questi visi si sovrappone l’immagine di una pozzanghera d’acqua, che rinvia a un cielo terso, calpestata improvvisamente da un piede che disperde l’acqua in mille gocce.

Poi si vede il pozzo dove sono entrati precedentemente Romeo e Orazio. Poi il grido del drago. Poi un corteo di donne bellissime, che corteggiano Romeo.

Poi la luna che esce da una nuvola. Poi il buio.