I due si rendono conto di avere incontrato il disegnatore dell’inizio del viaggio che, insieme alla sua compagna, sta procedendo a degli schizzi sul suo taccuino di appunti su alcuni alberi (acacie) sparse in una sorta di oasi. Sta anche disegnando degli intrichi di piante connesse tra di loro, che hanno il compito di contrastare l’azione del vento in caso di tempesta di sabbia, costituendo una specie di diga. I membri della comitiva si salutano, condividendo gioia ed entusiasmo. Il disegnatore e la compagna estraggono del cibo e dell’acqua dai loro zaini e tutti si siedono attorno a un fuoco, raccontandosi le rispettive avventure (che il pubblico non ascolterà). L’indomani i gruppi si separano.
Romeo, Orazio, il cammello e il dromedario lasciano l’oasi e dopo un po’ si trovano in un’altra città. Entrando progressivamente nel tessuto urbano i due amici si fermano in un bar, lasciando i quadrupedi all’esterno. Orazio guarda Romeo con un’espressione sospesa.
Romeo: “Sì? Vuoi dirmi qualcosa, Orazio?”
Orazio: “Senti…ormai è da molto tempo che viaggiamo…ne abbiamo passate di tutti i colori, e ho imparato tantissimo…su questo strano, strano mondo…e anche su me stesso…ma ho una nostalgia molto forte per la mia vita precedente…pensi che potremo tornare al bar Rainbow?
Romeo: “Sì, capisco Orazio…e sono d’accordo con te, ma…”
Orazio: “Ma?”
Romeo: ”Ma….non ho alcuna idea di come tornare al bar Rainbow…”
Orazio (sbigottito): “Ah!!!…Eppure, ci dev’essere un modo, no?”
Romeo: “Sì, certo, senz’altro…Ma in questo momento mi sfugge completamente!”
Guarda Orazio e si mette a ridere. Orazio si adegua all’umore dell’amico e comincia a ridere anche lui. I due sono presi sempre di più nel loro delirio e continuano a ridere a volume crescente, attirando l’attenzione degli altri clienti del bar. Raggiunto l’apice sonoro del loro riso folle, un altro rumore cresce progressivamente non lontano dal bar. Si tratta di un’area ricca di piante non lontana dove una moltitudine di scimmie lancia grida ripetute, sibili, suoni di esplosiva vitalità. La baraonda aumenta progressivamente fino al punto di diventare insopportabile. Romeo e Orazio si guardano increduli. Il cammello scambia un’occhiata complice con il dromedario. Quando il caotico brusio giunge al suo culmine, si sente altissimo il ruggito di un leone, che immediatamente fa cessare l’eccitazione delle scimmie. Sul tetto di un bel palazzo storico, su un terrazzo che domina la città, un enorme leone antropomorfo si guarda le unghie affilate, commentando tra sé e sé: “Moscerini!”
A questo punto, mentre tutto tace, Romeo e Orazio sono chiamati all’interno di un locale del bar da una strana creatura, una specie di omuncolo con enormi occhiali, basso, e che si sfrega continuamente le mani. “Scusate se vi disturbo signori, ma stavo ascoltando poc’anzi la vostra conversazione, e penso di aver qualcosa che possa convenirvi..;” dice il piccolo uomo. I due amici seguono l’uomo, che li invita ad entrare in una stanza minuscola. A questo punto non c’è più luce e Romeo e Orazio si ritrovano nel buio più assoluto. Si ode un’aria del “Flauto Magico” di Mozart. Conversazione tra i due: “Ma…adesso…che succede? Ma che posto è questo? E quel tipo….Forse è un agguato…Ma, no, no, aveva lo sguardo gentile, non hai notato?”
Silenzio.
Una porta si apre. La luce illumina la stanza. I due si guardano tra loro. Lo riconoscono. È il bagno del bar Rainbow. I due escono e si ritrovano al tavolo dal quale erano partiti per la loro avventura. Sorridono. Romeo si guarda intorno e fa notare a Orazio che il caseggiato che stava per essere rinnovato è ora ultimato! Un colore vivace è apparso al posto delle vecchie tinte slavate e finestre, balconi e decorazioni sono state ripulite e messe a nuovo.
FINE.