Ancora intorpiditi dal sonno i due amici si svegliano a causa di un sole già rovente, che li obbliga a trovare refrigerio all’ombra di qualche palma, all’interno di quella che sembra essere un’oasi molto grande. Romeo cerca di parlare a Orazio di un sogno a tratti confuso e a tratti molto chiaro, che ha fatto, e Orazio, molto attento al racconto dell’amico, cerca di dare una sua lettura personale. Secondo lui, nel sogno si sono manifestate molte delle angosce di cui Romeo soffre, ma al contempo vi scorge anche alcuni elementi di speranza (o di armonizzazione dei contrasti). Romeo conferma che la lettura di Orazio è senz’altro pertinente e, affascinato e in qualche modo ancora invaso dal potere onirico scaturito dalla sua coscienza, si allontana un po’, dichiarando di dover andare a urinare.
Quando però Romeo ritorna dopo l’espletazione dei suoi bisogni corporali, Orazio non c’è più. Al suo posto c’è il cammello dal quale i due si erano separati, scendendo nel pozzo qualche tempo prima. Romeo si rivolge al cammello chiedendogli che fine abbia fatto Orazio e come sia possibile che lui, il cammello, si trovi lì al suo posto…Il cammello tace. Non risponde. O meglio. Prende tempo. Guarda Romeo in modo misterioso, poi gli fa cenno di seguirlo.
I due si affacciano a un piccolissimo stagno d’acqua e il cammello invita Romeo a guardare all’interno dello specchio d’acqua. Si riforma la stessa struttura della rappresentazione dello spazio-tempo che migliaia di piccole farfalle avevano formato precedentemente nella volta della cupola trasparente, quando i due amici erano presi prigionieri e non sapevano come uscire. Questa volta sono le increspature dell’acqua, le piccole onde dell’acqua formate da un moto da cui non si coglie l’origine, che raffigurano la rappresentazione grafica dello spazio-tempo. Poi si vede Orazio, che sta vagando accompagnato da un dromedario attraverso uno strano paesaggio, ricco di palme da dattero, che si alternano ad altri alberi dalla forma più bizzarra, ma sempre dell’ordine del naturale. Romeo chiede al cammello dove si trovi realmente l’amico, e il cammello risponde sorridendo che nel viaggio che stanno facendo, ci sono vari piani di realtà, non solo uno, e che a volte può capitare che ciascuno di noi si incammini in un tratto di realtà diverso da quello di altre persone, o animali, che gli sono vicini e cari. Romeo annuisce e chiede al cammello dove si stiano incamminando. Il cammello risponde: “Come avrai avuto modo di realizzare, ci troviamo nell’oasi di BIG BOUNCE, dove passato-presente-futuro si condensano e si dilatano e dove le comuni leggi della fisica alle quali siamo abituati non funzionano”. Invita quindi Romeo a salire in groppa e a fidarsi del fiuto del cammello, che lo condurrà in una realtà molto particolare.
Ad un certo punto Romeo crede di intravvedere le sagome degli edifici di una città lontana e chiede al cammello di condurlo verso quella direzione. Il cammello commenta con uno sguardo tra l’ironico e il comprensivo, ma Romeo non se ne accorge, talmente è concentrato sul suo obiettivo. Dopo qualche tempo che i due avanzano in quella direzione, Romeo comincia a diventare inquieto, e chiede al cammello; “Mah?! Ho l’impressione che non ci stiamo per nulla avvicinando alla città…tu, cosa dici?” Il cammello (ironico): “Forse dovrebbe essere la città a venire verso di noi…” Romeo fa finta di capire e abbozza un lieve sorriso (un po’ imbarazzato). Poi aggiunge: “Sì, forse….Comunque io ho voglia di cambiare direzione…Ti va?” Il cammello (serafico): “Ah, ma io ti porto dove tu mi indichi, questo è il mio compito!” Romeo (un po’ rassicurato): “Ah bene, ecco…allora, torniamo dove eravamo prima!” Il cammello: “Cioè?” Romeo (con un po’ d’inquietudine): “Cosa vuol dire “cioè” ?? Dove eravamo prima, no? Quando siamo partiti in direzione della città…” Il cammello: “Ah, ho capito…ma guarda che non è possibile!” Romeo: “Come, non è possibile?” Il cammello: “Il prima non esiste più…vedi… qui tempo e spazio sono strettamente legati, quindi come non si può tornare indietro nel tempo, non si può tornare indietro nemmeno nello spazio…” Romeo (tra il trasognato e l’interrogativo): “…?? E quindi, cosa ci resta da fare?” Il cammello (sereno): “Eh ma…quello che vuoi, quello che vuoi…” Romeo (un po’ interdetto): “Quello che voglio?” Il cammello annuisce. Romeo (che sembra intuire qualcosa): “Ah, ma allora…Ah! Forse ho capito!” Romeo guarda il cammello, ridendo e ripetendo “…proprio proprio quello che voglio, insomma sì ecco, quello che voglio…?” Il cammello (condividendo la risata): “Ma certo!” Romeo: “Beh, allora, voglio che ti alzi in volo!” Il cammello, con un balzo elegante, si libra in aria e comincia ad aleggiare a circa cento – duecento metri da terra. Romeo: “Waoh!!! Fantastico!!! Sììì, sto volando!!! Yahoooo!!!” Il cammello partecipa alla gioia di Romeo. Romeo: “E ora, giù in picchiata, e poi cambiamento di direzione all’ultimo istante…” Il cammello: “Preparati!” E si getta in picchiata, per poi cambiare direzione all’ultimo momento, per poi ritrovarsi di nuovo per aria. Romeo comincia decisamente ad eccitarsi ed è sempre più intento a muoversi agitando le braccia e le gambe, roteando il bacino e gridando, inebriato, come preso da una forma di possessione.
Il cammello registra questo comportamento di Romeo con uno sguardo di disapprovazione e aggiunge qualche parola di rimprovero, ma Romeo è ormai preso dal vortice e non ascolta più niente e nessuno ormai, eccetto il proprio demone. Allora, progressivamente, ma impetuosamente, si avvicina a loro un temporale. All’inizio Romeo nemmeno se ne accorge, ma quando l’aria si fa pesante e la luce comincia ad attenuarsi, il comportamento del nostro eroe muta. Ora è seriamente preoccupato e chiede al cammello di scendere a terra e di cercare un riparo. In effetti i due si avvicinano a quello che sembra essere un accampamento di Tuareg, fatto di tende e di altri cammelli in sosta. Il cammello invita Romeo ad avvicinarsi con estrema cautela alle tende dei Tuareg, non per timore di essere accolti male, ma in segno di rispetto e cordialità. In effetti, all’interno di una tenda i due trovano un piccolo gruppo che sta attendendo la fine della tempesta. Un Tuareg accoglie i due ospiti e, riconoscendo il cammello, manifesta la sua preoccupazione per un evento climatico molto, molto raro nella loro terra.
Invita gli ospiti ad unirsi a loro, aspettando la fine della tempesta.