Ritorno da Big Bounce_parte 09

Sarà un Tuareg dallo sguardo misterioso a guidare Romeo nel BIG BOUNCE, laddove non c`è né spazio né tempo, ma dove tutto si contrae per poi dilatarsi, dove nulla finisce mai e niente comincia veramente, ma dove tutto si trasforma senza fine. L’individuo traccia alcune lettere sulla sabbia. Si tratta del Tifinnagh, il modo comunicativo Tuareg che consiste nel tracciare esclusivamente segni sulla sabbia. Il Tuareg tace e conduce Romeo in un punto del deserto. Romeo, pur non conoscendo il linguaggio dei Tuareg, è preso da una strana energia che si impossessa del suo essere, permeandolo di una incredibile sensazione di benessere che tra l’altro, permette di capire quello che il compagno di viaggio vuole comunicargli. A un certo punto il Tuareg lascia deliberatamente Romeo da solo. A questo punto si entra nella coscienza di Romeo, passando attraverso le forme rotonde dei suoi occhi e viviamo un viaggio allucinatorio (che si può paragonare al viaggio oltre l’infinito di “2001: Odissea nello spazio”).  Si assiste alla rappresentazione grafica del BIG BOUNCE, tutto l’universo che si contrae in un punto piccolissimo, per poi ri-dilatarsi.

Alla fine della sequenza Romeo ha uno sguardo nuovo. È il risvegliato, l’illuminato, pronto ad aiutare gli altri per trarli dai mille pericoli che la mente e il mondo può causare loro. Per primo Romeo aiuterà Orazio, il suo amico che si è perduto e che da solo non sa avanzare oltre le sue paure.

Ecco dunque che ritroviamo Orazio sul dorso di un dromedario, mentre sta visibilmente soffrendo la sete. La posizione china, affaticata del suo corpo, lo testimonia. Anche il suo viso è smunto e lo sguardo quasi perduto. Ad un certo punto Orazio, prossimo allo sfinimento, si sfoga parlando un po’ al dromedario (che però non risponde, a differenza del cammello) e un po’ a sé stesso. Queste le sue parole: “…Vedi, lo sapevo, e tutta questa sofferenza, che tra qualche ora mi porterà pure alla morte, la devo esclusivamente al fatto di aver dato ascolto a Romeo e alle sue brame di conoscenza…Così lui avrà trovato chissà quali tesori e io sto crepando miseramente nel deserto, che non si sa se è reale o immaginario, ma la fatica e la sete che sento da diverse ore, a me non sembrano affatto immaginarie…Maledizione!!!” Poi, spossato, scende dal dromedario e si rivolge a lui: “E tu, potresti almeno parlare, no?” “Se tutto questo è un sogno, perché non ti esprimi come il tuo collega da strapazzo, il cammello saggio, che fa dell’ironia…ma pensa te…(tra disillusione, ma anche con una nota di disperato umorismo…), il cammello ironico…nemmeno nelle canzoni più strampalate, si è mai sentito parlare di un cammello ironico…” E guardando il dromedario: “Invece tu, sei perfettamente realistico…realistico ed insignificante…pffff…!!” Con un gesto del braccio, Orazio manda il dromedario a quel paese.

Poi, pian piano si accorge di qualcosa di strano…qualcosa che sembra luccicare attraverso gli occhi dell’animale. “Ma, ma…c’è qualcosa che si muove nei tuoi occhi…ma che diav…? Ehi, ma sembra una mappa con un itinerario segnato, e c’è un’oasi là…”

L’entusiasmo si impadronisce di Orazio . Poi ritorna serio. “See see….e come faccio a interpretare l’itinerario se a 360 ° da dove mi trovo ora, è tutto esattamente, drammaticamente uguale???”

Panoramica attorno ad Orazio e dromedario, che mostra effettivamente un paesaggio monotono e senza fine. Poi, lontano, quasi indistinto, un grido…dapprima tenue, poi sempre più forte. Orazio: “Ma questo si direbbe…?” E istintivamente, guarda ancora gli occhi del dromedario, dove si materializza l’immagine di un avvoltoio. “Sì, sì, andiamo in quella direzione!!!” Man mano che avanzano all’orizzonte, si profilano delle alture. Montagne in lontananza. Con nuova linfa vitale Orazio sprona e abbraccia il dromedario, e dopo qualche tempo arrivano a un’oasi. L’entusiasmo di Orazio è alle stelle, scende correndo dal quadrupede e si tuffa in una pozza d’acqua tra le rocce. Anche il dromedario, calmo e posato, si avvicina all’acqua e si disseta.